Oramai sono quasi passate due settimane, ma questa ve la devo raccontare.
Di cosa sto parlando? Del mio venerdì 22 dicembre: il giorno della cena di classe ma anche l'ultimo giorno utile per comprare regali e fare la valigia. Dunque: fino ad un certo momento la giornata fila liscia. Certo, tra corse e mezze crisi di nervi, ma, credetemi, il giorno prima della partenza qui in casa Mischi siamo abituati a questo ed altro.
Vi esporrò quindi gli avvenimenti in quell'elegante forma letteraria che è il (consueto) post a punti.
- Dopo innumerevoli corse per mezza provincia, arrivo a casa per le 18:40. Il ritardo è terribile: sono d'accordo di passare a prendere Laura per le 19 così da avere il tempo di prenderci la nostra sana sbornia, necessaria per sopravvivere ad una cena di classe. Tutto tace, tutto è spento: giustamente cerco le chiavi e mi rendo conto che sono rimaste nella borsa nera. Che è in casa. Chiamo mammà, che mi dice che arriverà di lì a poco. Ossia venti minuti.
- Faccio la doccia, stiro i capelli, decido che indossare, faccio per mettermi le lenti e... non ci riesco. Troppo male, accidenti, mi pare di avere uno spillo nell'occhio. Sarà che quei due puntini rossi che ha visto Cri qualche giorno ancora non sono passati? Chiedo alla Meme, che mi informa che il mio moroso è un allarmista ipocondriaco e quei due puntini sono due banali capillari. Che tradotto vuol dire che il problema non è nel mio occhio ma nella mia lente. Sai che problema, direte: certo che ad averlo saputo prima avrei preso una lente nuova per tempo. O no?
- Finisco di prepararmi e mi precipito alle Corti. Vista la mia abilità nel parcheggiare solitamente evito accuratamente il primo livello e mi piazzo nel secondo: c'è più spazio e le probabilità di fare la fiancata alla mia e altrui autovettura diminuiscono drasticamente. Ma in quel momento non h proprio tempo di scendere, e così mi metto a cercare un microposto al primo livello. Risultato: dopo dieci minuti di imprecazioni scendo al secondo.
- Ore 20:15. Compro le lenti e mi precipito al bagno. Arrivo davanti alla porta ma un'agguerrita signora delle pulizie mi blocca: non si può entrare, devo aspettare cinque minuti che il pavimento è bagnato, poi lascio le peste etc etc. Mi arrendo all'evidenza di un fato avverso e aspetto, ma qualcosa nel mio atteggiamento deve tradire la mia impazienza, perchè la signora, probabilmente pensando che mi dovesse scappare proprio tanto, mi guarda con un sorrisone e mi dice di passare di lato, che magari è già asciutto.
- Entro, poso la borsa al lato del lavandino, contro il muro. Finalmente mi metto le lenti, e aggiungo giusto quel minimo di trucco per non sembrare veramente troppo esaurita. Faccio per prendere la borsa e mi rendo conto di averla messa sotto il distributore di sapone. Un orrido presentimento mi assale: tocco il fondo della borsa e mi trovo la mano invischiata di sostanza verdina e profumata. Cazzo, cazzo e cazzo, direbbe qualcuno. Passo la borsa (di pelle!!!) sotto l'acqua corrente, tento di asciugarla con il soffio d'aria calda, poi con un fazzoletto e alla fine esco correndo tamponando l'acqua col maglione.
- Salgo in auto. Cerco di rispondere a Laura, pronta a raccontarle che sono tipo in città che cerco parcheggio, e mi rendo conto di essere senza soldi nel cellulare. C, c & c.
- Arrivo in città: da non credere, ce l'ho fatta! Cerco parcheggio in zona università, poi Piazza Isolo, poi zona uni di nuovo, poi Porta Vescovo, niente. Inizio seriamente a considerare l'ipotesi di tirare un bidonazzo. Alla fine trovo parcheggio in via come-si-chiama, la parallela di via Campofiore per intenderci. Ovviamente un parcheggio ad esse stretto stretto: ci metterò 5 minuti a parcheggiare, creando un ingorgo in mezza Veronetta.
- Scendo dalla macchina, incredula di essere arrivata dove sono arrivata: mi tocco gonna, capelli, borsa, immaginandomi oramai, chessò, di trovare la gonna impigliata nelle calzamaglia e slip in bella vista, una ciocca di capelli non stirata, o di rendermi conto di aver lasciato il portafogli a casa. Ma no, tutto pare filare liscio. Finalmente sono sul ponte, a cento metri dal luogo di incontro. Certo, con due ore di ritardo, ma ci sono, e che cavolo, vedi, basta perseverare, avevo quasi perso le spe... E il mio naso coglie una nota poco gradevole nell'aria, innegabilmente riconducibile ad una cacca di cane.
Mi giro.
E di cacca di tratta. Pestata da cento s-fortunati passanti, tra i quali potrei esserci pure io.
Questo è troppo pure per me. Prendo per un attimo in considerazione l'idea di incazzarmi di brutto, ma in una frazione di secondo mi rendo conto che più che altro mi scappa da ridere. Anzi, più propriamente mi sganascio per mezzo minuto, sola, sul ponte, in ritardo e al freddo.
Decido che la cacca non l'ho pestata io, allungo il passo e inizio la serata.
Ma io non sono poi tanto sicura di fare bene a raccontarvele, queste cose.
Ah, poi la cacca non l'avevo pestata. Peccato, forse sarebbe stata utile. Si dice che porti bene...