Oggi sarei dovuta tornare a casa alle ore 19, ma per motivi che non ho ben capito nemmeno io mi sono ritrovata al mio dolce paesello alle 21:40. Essendo io uscita stamattina a piedi ed abitando in tanta malora, mi sono ritrovata, come si suol dire, in braghe di tela, con la prospettiva di farmi un bel chilometro al buio in mezzo ai campi. Ho quindi chiamato i miei, i quali, pur essendo ancora in pizzeria, mi hanno promesso un passaggio da lì a dieci minuti; nel frattempo, mi sono detta, perchè non prendere una bella pizza da portare a casa? Così non sto a pascolare in giro senza far niente e non devo ripiegare sulla solita mozzarella magari oramai pure scaduta.
Ho ordinato la pizza, scambiato quattro chiacchere con la cameriera, sono uscita e mi sono guardata intorno. Dei miei manco l'ombra.
Li chiamo: mia madre fa giusto in tempo a chiedermi dove sono che il cellulare si scarica. Ottimo. Decido allora di avviarmi verso casa, e comunico ai miei tale decisione via sms con gli ultimi istanti di vita del telefono. Arrivo fino all'ultima villetta della zona abitata. La pizza mi scalda le mani, il profumino del brie fuso mi sale al nasino, i morsi della fame mi stanno sbranando lo stomaco e allora lo faccio: mi assicuro che in strada non ci sia nessuno, in fretta e furia apro il cartone della pizza, ne prendo una fetta e me la ficco in bocca fino al contorno. Io non sono il tipo che fa di 'ste tamarrate, sono troppo "pippiritrippi", ma dio mio la fame ha avuto il sopravvento sulla decenza... e infatti vengo immediatamente punita. Nello stesso istante in cui inizio a masticare la pizza infatti sento un "Öhh". Di quelli schifati, dico. E mi accorgo di non essere sola. Nel giardino dell'"ultima villetta" di cui sopra sono infatti seduti due ragazzi, che stavano evidentemente chiaccherando nell'istante del mio raptus, ma che ora mi fissano con un'espressione di palese disgusto.
Mi sento avvampare, faccio un passino avanti per ostentare nonchalance e a questo punto mi finisco pure il bordo della fetta, come a voler dire "beh, che volete, normale no?". Poi dietrofront di una cinquantina di metri. Ogni tanto butto un occhio ai due tipi che tendono la testa oltre la macchina che sta loro davanti e che, nella postazione che ho guadagnato, impedisce loro di vedermi. Mi ritrovo lì come una pirla: i miei non arrivano, la pizza si sta raffreddando, ho una fame allucinante e ho troppa vergogna di passare davanti a questi due tipi, che dalle occhiate che mi lanciano sembrano indecisi sul chiamare o meno i carabinieri, manco mi avessero sgamata a sgranocchiare il braccio di un bambino.
Figura di merda per figura di merda... mi siedo sul primo muretto che trovo e mi mangio altre due fettazze. Con somma soddisfazione, direi.
Brutta bestia, la fame.